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Inaugurazione Plessi Museum

IL CONTESTO

Al Passo del Brennero, in prossimità del luogo in cui sorgeva la dogana tra Italia e Austria, sorge il PLESSI MUSEUM, una struttura architettonica innovativa, che ospita, al suo interno, una sede espositiva permanente dedicata all’arte di Fabrizio Plessi (nato Reggio Emilia nel 1940, ma veneziano d’adozione) uno dei maestri italiani più apprezzati e conosciuti a livello internazionale.

Promosso dall’Autostrada del Brennero spa, l’edificio progettato dall’ingegner Carlo Costa, primo esempio italiano di spazio museale in autostrada, è un simbolo di connessione tra il mondo mediterraneo e quello mitteleuropeo, laddove, dalla fine della prima guerra mondiale all’entrata in vigore del trattato di Schengen (1 gennaio 1995), il confine aveva rivestito invece un ruolo di separazione tra il mondo latino e quello germanico.

Non solo; il nuovo complesso propone inoltre un centro convegni, un punto di ristoro, aree di servizio, e rappresenta una sperimentazione formale e funzionale, in grado di trasformare la tradizionale area di sosta, in un luogo consacrato alla cultura.

“La sfida che il nostro tempo - sostiene Paolo Duiella, presidente dell’Autostrada del Brennero spa - ci impone non è solo una sfida di natura tecnologica o efficentista. Occorre lavorare molto sull’aspetto culturale perché il mondo che stiamo attraversando necessita di gesti coraggiosi e proiettati nel futuro. Per questo motivo, immaginando un’autostrada che non sia solo sicura e scorrevole, lavoriamo per un’infrastruttura che sia risorsa per i territori circostanti e strumento per la loro valorizzazione. Lo spazio museale al Passo del Brennero s’inserisce dentro questa filosofia: rendere la sosta autostradale un’occasione per una fondamentale esperienza culturale ed estetica”.

Come dichiara Walter Pardatscher, amministratore delegato dell’Autostrada del Brennero spa, “Il Passo del Brennero ha sempre rappresentato, dentro la storia dell’Europa, un luogo dal forte valore simbolico ed identitario. Per questo motivo, la riqualificazione dell’area dell’ex-dogana doveva necessariamente essere anche l’occasione per dare nuovo valore a questi spazi. E la collocazione di un museo con le opere di Fabrizio Plessi ne è stata la reale concretizzazione”

Al suo interno, il Plessi Museum è segnato dalla presenza della grande installazione che l’artista aveva realizzato nel 2000, in occasione dell’Expo di Hannover, pensata per celebrare l’Euregio, il progetto comune di collaborazione transfrontaliera delle regioni che componevano il Tirolo storico. È una scultura che unisce tre composizioni rappresentanti le province di Trento, Bolzano e Innsbruck, concepita come un paesaggio montano artificiale: un ambiente alpestre da attraversare e da vivere tecnologicamente dall’interno.

Curato da Fabrizio Plessi, il percorso espositivo raccoglie installazioni video, sculture, presenze grafico-pittoriche. L’artista ha inoltre progettato l’allestimento, disegnando per l’occasione tavoli, sedute, banconi da lavoro, scaffali in acciaio corten.

La cifra espressiva dei lavori esposti al Museo ruota attorno al tema dell’acqua che, fin dal 1968, guida molte delle installazioni, film, videotape e performance di Fabrizio Plessi.

Questo elemento è in grado di innescare visioni pittoriche di grande suggestione. Come afferma lo stesso Plessi, “Penso che il video formi con l’acqua un binomio perfetto: l’acqua è un elemento cangiante, antico, ancestrale primordiale, il video è un elemento della contemporaneità: entrambi sono fluidi, instabili. Entrambi emanano un bagliore azzurro”. Lo stesso bagliore che Plessi ha potuto incontrare nelle invenzioni di Tintoretto e di Tiziano e che ebbe modo di studiare e di apprezzare, vivendo in una città d’acqua come Venezia.

“L’acqua - continua Plessi - divenuta ora digitale grazie alla magia delle nuove tecnologie, continuerà a scorrere per l’eternità, luminescente e viva, capace di rapirci e stupirci come l’acqua seicentesca delle fontane romane. Dunque il miracolo dell’arte si continua a ripetere come un instancabile replay della storia”.

Il Plessi Museum - la cui area misura circa 13.000 mq, per una lunghezza di 55 metri e una larghezza di 30 metri - si configura come una grande teca di cristallo sovrastata da un’ampia copertura capace di mettere in relazione l’architettura con il paesaggio circostante. La grande sala a tutt’altezza (12,90 m) è immaginata come un vero e proprio spazio museale, mentre la sala conferenze è destinata a diventare la sede privilegiata per incontri culturali e istituzionali che riguardano le relazioni tra mondo italiano e mondo germanico. Il rapporto con l’esterno è stato risolto da Carlo Costa mediante la predisposizione di pareti vetrate che garantiscono una perfetta compenetrazione visiva tra elemento naturale e quello artificiale. La grande vasca centrale diventa così come uno spazio totalizzante fatto di suoni e di immagini: una vera e propria piazza coperta, una moderna agorà sensoriale entro la quale la fruizione dell’opera di Fabrizio Plessi diventa un’esperienza non solo estetica ma anche sociale ed ecologica.
         

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